Muffa in casa in affitto: chi paga, inquilino o proprietario?
La risposta dipende dalla causa: strutturale (proprietario) o d'uso (inquilino). Per questo la diagnosi strumentale, che dice da dove arriva l'umidità, è anche il documento che risolve la discussione.
Il Codice civile divide le responsabilità in modo abbastanza chiaro: il locatore deve consegnare e mantenere l'immobile in stato da servire all'uso convenuto (art. 1575 e 1576), eseguendo le riparazioni necessarie tranne quelle di piccola manutenzione, che spettano al conduttore (art. 1576 e 1609). Il locatore risponde inoltre dei vizi dell'immobile che ne diminuiscono l'idoneità all'uso (art. 1578). L'umidità e la muffa rientrano in questo schema in base alla loro causa.
A carico del proprietario
- Umidità di risalita capillare: difetto strutturale dell'edificio (come si riconosce).
- Infiltrazioni da tetto, terrazzi, facciata, impianti (infiltrazioni nel muro).
- Ponti termici e difetti di isolamento che rendono le pareti fredde al punto da condensare con un uso normale (ponti termici).
- Assenza di ventilazione adeguata in bagni ciechi o ambienti che la richiedono per legge.
- Muffa preesistente alla consegna, anche se coperta da tinteggiatura.
A carico dell'inquilino
- Condensa da uso scorretto: mai arieggiare, stendere abitualmente il bucato in casa, tenere il riscaldamento spento con pareti fredde, ostruire le prese d'aria (condensa).
- Piccola manutenzione: pulizia della muffa superficiale da condensa, sostituzione del silicone in bagno.
- Danni causati da incuria (perdite non segnalate, aspiratori spenti).
L'orientamento della giurisprudenza è che l'inquilino risponde solo se il proprietario dimostra che l'immobile, con un uso normale e diligente, non avrebbe sviluppato muffa. In pratica: se l'appartamento condensa anche ventilando due volte al giorno, il difetto è dell'edificio.
Come si accerta la causa
Con una diagnosi strumentale documentata: misure dell'umidità del muro a varie altezze e profondità, termografia dei ponti termici, misura di temperatura e umidità dell'aria (strumenti e valori). Il report distingue in modo oggettivo la condensa da uso dalla risalita o dal difetto costruttivo, ed è il documento che si allega alla comunicazione al proprietario o, se serve, alla perizia.
Cosa fare, passo per passo
- Segnalare per iscritto (raccomandata o PEC) il problema al proprietario appena compare, con foto e data. Non segnalare è a proprio sfavore.
- Fare eseguire una diagnosi che accerti la causa; il sopralluogo è gratuito e il report è utile a entrambe le parti.
- Concordare l'intervento: spesso il proprietario preferisce risolvere piuttosto che perdere l'inquilino o subire una riduzione del canone.
- In caso di inerzia, l'inquilino può chiedere la riduzione del canone o, per vizi gravi, la risoluzione del contratto (art. 1578), oltre al risarcimento di eventuali danni a salute e beni.
Domande frequenti
L'inquilino può trattenere l'affitto per la muffa?+
Non unilateralmente: la sospensione del canone senza accordo o provvedimento espone a morosità. La via corretta è la richiesta scritta di riduzione e, se serve, il giudice.
Chi paga il sopralluogo e la diagnosi?+
Con noi nessuno: è gratuito. Una perizia giurata di parte, se necessaria per una causa, ha invece un costo a carico di chi la chiede.
Il proprietario può addebitare la tinteggiatura per la muffa a fine locazione?+
Solo se prova che la muffa è dovuta a uso scorretto dell'inquilino. Se la causa è strutturale, il ripristino è a suo carico.
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